Il Complesso della Madre Morta

La sindrome della madre morta, descritta dallo psicoanalista André Green, non riguarda le conseguenze psichiche legate al lutto per la perdita reale della madre, ma il lutto rispetto alla perdita di una certa immagine interna della madre, in seguito a una depressione materna. La “madre morta” è quindi una madre che resta in vita ma che muore psichicamente per il bambino, passando da oggetto vivo, fonte dei sentimenti di vitalità del bambino, a oggetto morto, inanimato, che impregna di sentimenti di lutto e mancanza la relazione stessa.

Secondo Green questo evento dà luogo a una forma depressiva che non condivide i tratti caratteristici della depressione, che anzi non sono evidenti ad una prima analisi. Al contrario sembrano manifestarsi dei conflitti narcisistici che si ripercuotono sulla vita affettiva, relazionale e professionale.

Il Complesso della Madre Morta si rivela nella relazione terapeutica attraverso il transfert. Quando un paziente si presenta per la prima volta i sintomi che mostra non sono assolutamente di carattere depressivo, ma riguardano la vita affettiva e professionale, e spesso si lamenta di essre incastrato in una sitazione di stallo e stagnazione. Al contrario, continua Green, la problematica narcisistica appare in primo piano, con i temi legati al sentimento di impotenza, dovuto alla impossibilità di uscire da una situazione e da un conflitto interno, incapacità di amare, di crescere, e una profonda insoddisfazione verso se stessi.

Per questo l’analista francese parla di una singolare depressione che emerge di solito dopo un certo tempo nel transfert, può trattarsi di mesi, a volte anni. Quello che emerge nella realzione col terapeuta è la ripetizione di una depressione infantile, il cui tratto essenziale è che essa si è determinata non in conseguenza della perdita della madre, ma in presenza di un oggetto, la madre, anch’esso assorbito in un lutto, anch’essa depressa.

Le cause della depressione della madre possono essere molteplici, spesso legate alla perdita di un genitore, un familiare, un figlio. Ma può trattarsi anche di una depressione innescata da una problematica narcisistica, una ferita inferta al narcisismo materno e all’ideale dell’io, come un fallimento lavorativo, un crollo finanziario, una profonda umiliazione.

Nei casi più gravi la depressione materna è dovuta alla morte di un figlio in età precoce, eventualità resa ancora più grave quando dietro alla morte del piccolo c’è il mantenimento di un segreto, l’aborto della madre, perchè in questo caso la causa della depressione materna resta completamente occulta al bambino.

Come conseguenza di quanto descritto sopra, si produce un improvviso cambiamento dell’immagine della madre, con la quale si era instaurata fin ora una relazione ricca e felice. Il bambino che si era sentito amato ed aveva conosciuto la piena potenzialità della relazione con la madre, ora rinuncia alla vitalità e sente tutta la gravità della perdita della felicità originaria.

“La trasformazione nella vita psichica, al momento del lutto improvviso della madre, che disinvestì bruscamente suo figlio, è vissuta dal bambino come una catastrofe […] perché l’amore è stato perduto di colpo, senza segno di preavviso”

Questo genera un trauma narcisistico per l’io in formazione del bambino e una conseguente perdita di senso, perché il bambino non ha a disposizione alcuna spiegazione che possa spiegare quello che è avvenuto. Secondo Green l’io del bambino mette in opera una serie di meccanismi di difesa tra cui l’identificazione inconscia con la madre morta, in una sorta di mimetismo, per continuare a mantenere un legame con la madre  e ristabilire un’unione con lei, divenendo la madre stessa per continuare ad averla. Il bambino non si identifica però con l’oggetto positivo, con le sue qualità amorevoli, calde, contenitive, ma si identifica con il buco da esso lasciato, si instaura un nucleo freddo che lascia un marchio indelebile, l’amore congelato legato al disinvestimento materno.

Per un individuo che ha attraversato tali vicissitudini la vita di coppia sembra preclusa, la solitudine cambia di segno e da negativa diviene una condizionie positiva, da evitata diviene ricercata. “Il soggetto si chiude in un nido. Diventa la sua propria madre, ma rimane prigioniero della sua economia di sopravvivenza […] questi analizzati, in pieno calore, si lamentano di sentire freddo. Hanno freddo sotto la pelle, nelle ossa, si sentono paralizzati da un brivido funereo, avviluppati in un loro sudario. (il nucleo congelato dell’amore per la madre morta).”

 

http://www.psychiatryonline.it/node/5374

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...