Concetti Funzionali Energetici di Reich

Tutto Ciò Che Avresti Sempre Voluto Sapere Sui Concetti Energetici Di Reich Ma Non Hai Mai Osato Chiedere

WILL DAVIS

(Il presente articolo è una traduzione dall’inglese di un manoscritto dello stesso Will Davis)

INTRODUZIONE

  Iniziamo dai problemi. In primo luogo Reich ha chiamato il proprio modello della forza creativa, energia orgonica cosmica. Il problema è che l’energia orgonica non segue le leggi di ciò che la fisica chiama energia e, di conseguenza, non può essere considerata un’energia in senso scientifico. Ciò che capisco da Reich è che l’energia orgonica cosmica è un precursore, un substrato, da cui le classiche energie meccaniche della fisica emergono: calore, luce, suono, magnetismo, elettricità. Sono una trasformazione manifesta dell’energia cosmica dell’orgone. Lo stesso è vero per la forza vitale che ha le sue radici nel funzionamento non manifesto dell’energia cosmica dell’orgone. Tutte le energie meccaniche e fisiche sono presenti nei nostri corpi e giocano un ruolo importante nell’informare e formare noi stessi. Questo tema diverrà più chiaro man mano che spiegheremo il funzionamento dell’orgone. Ne faccio cenno ora poiché Reich e altri, incluso me stesso, scambiano di volta in volta l’energia orgonica cosmica, l’orgone, l’energia dell’orgone, la bioenergia, la forza vitale e le energie.

  Un secondo problema è capire in che modo il funzionamento dell’orgone sia importante in psicoterapia. Come si applica il funzionamento dell’energia orgonica cosmica nei temi classici della psicoterapia, dello sviluppo infantile, dello sviluppo della personalità/carattere, della creazione di resistenze e difese. Sarebbe necessario un altro articolo per elaborare completamente tutto questo, sebbene occasionalmente saranno fornite spiegazioni ed esempi.

  Nonostante queste due preoccupazioni, usando il modello di Reich del funzionamento spontaneo dell’energia orgonica cosmica, possiamo radicare il processo di sviluppo nel funzionamento energetico. È possibile creare un modello olistico che incorpori lo sviluppo fisico, mentale, psichico e spirituale all’interno della concettualizzazione unificante dell’orgone come forza vitale creativa.

  La dinamica di questa forza vitale è ciò che motiva l’organismo nella sua lotta per la sopravvivenza, la crescita e la realizzazione. La forza vitale è la fonte di tutte le attività della vita, muovendo e animando l’organismo, definendo la differenza tra vivi e morti e determinando se l’organismo continua a crescere, prosperare e realizzarsi. Presenta uno sforzo costante e innato per la crescita e la realizzazione, una costante spinta verso l’esterno e in avanti, affinché ogni individuo raggiunga il massimo del suo potenziale. Quando non inibita, ogni persona si muove spontaneamente verso la realizzazione del proprio potenziale, traducendolo in comportamenti orientati alla realtà. Attraverso il funzionamento dell’orgone sarà mostrato come i modelli umanistici dell’impulso alla realizzazione, così come l’impulso alla congruenza e all’integrità, siano saldamente radicati nel funzionamento bio-psichico.

  Realizzarsi presuppone però un preesistente stato non realizzato; un’incompletezza, che è sia naturale sia universale. Questa è la condizione umana, non vista in chiave negativa, come un’imperfezione in senso moralistico o peggiorativo. Se si pensa all’immagine di un bambino, è evidentemente incompleto, inadeguato e impreparato, eppure perfetto a modo suo e tende spontaneamente in direzione della crescita e dello sviluppo, contemporaneamente a tutti i livelli.

  Se non incontra ostacoli, il bambino continua a crescere e si muove spontaneamente verso livelli più elevati di complessità e prestazioni. A livello fisico questo è più ovvio. Mentalmente, mentre il bambino sviluppa strutture psichiche, la sua coscienza si espande a includere gli altri, sviluppa un concetto di sé, così come altre strutture psichiche. Inoltre, le risposte emotive diventano sempre più complesse e sfumate. Se non ci fosse sviluppo, se il bambino dovesse rimanere incompleto, allora questa condizione sarebbe vista come un problema. L’incompletezza stessa non è però vista come un disturbo. Solo quando le funzioni naturali sono interferite, in termini Reichiani le funzioni energetiche, allora c’è disfunzione. Paradossalmente questa supposta incompletezza è il motore principale in tutti gli aspetti della vita. È una manifestazione della più profonda forza primaria che “desidera” sempre andare avanti, che tende ad andar oltre se stessa. Di conseguenza, è sia il come, sia il perché facciamo ciò che facciamo. Come e perché, sono funzionalmente identici. Ottanta anni fa lo psicologo sociale Dewey scrisse, (Dewey, 1934) “… il sé è sempre diretto verso qualcosa al di là di se stesso.” (Ryan 1991; P. 208)

  Questi concetti intrecciati d’incompletezza e realizzazione utilizzano un modello di sviluppo basato sull’apprendimento, ma chiaramente non nel senso meccanicistico o comportamentistico. Questa incompletezza – questi affari irrisolti della vita e del vivere – è ciò che fornisce alla nostra formulazione il suo modello dell’apprendimento; un annaspare per tentativi ed errori attraverso la vita che caratterizza tutta l’esistenza. Ordine e forma sono espressione di ciò che funziona e non di ciò che si era deciso. La natura è piena di progetti disparati e disperati che cercano di sopravvivere – per realizzare se stessi – e il risultato è un incredibile assortimento di possibilità e creature, inclusa la creatura chiamata uomo. In Pilgrim at Tinker Creek, Annie Dillard descrive questo atteggiamento.

  “Nature is, above all, profligate. Don’t believe them when they tell you how economical and thrifty nature is, whose leaves return to the soil. Wouldn’t it be cheaper to leave them on the tree in the first place? This deciduous business alone is a radical scheme, the brain-child of a manic-depressive with limitless capital. Extravagance! Nature will try anything once. This is what the sign of the insect says. No form is too gruesome, no behavior too grotesque. If you are dealing with organic compounds, then let them combine. If it works, if it quickens, set it clacking in the grass: there’s always room for one more; you ain”t so handsome yourself. This is a spendthrift economy: nothing is lost, all is spent.” (Dillard, 1974, p.65)

  “La natura è soprattutto dissoluta. Non credete quando vi dicono quanto sia economica e parsimoniosa la natura, le cui foglie tornano al terreno. Non sarebbe più economico, in primo luogo, lasciarle sull’albero? Questo deciduo affare, da solo, è uno schema radicale, frutto dell’ingegno di un maniaco-depressivo che dispone di un capitale illimitato. Stravaganza! La natura proverà a fare qualsiasi cosa, almeno una volta. Questo è ciò che dice il segno dell’insetto. Nessuna forma è troppo raccapricciante, nessun comportamento troppo grottesco. Se hai a che fare con composti organici, allora lasciali combinare: se la cosa funziona, se si accelera, mettilo nel prato: c’è sempre spazio per un altro, non sei così bello da solo. Questa è un’economia spendacciona: nulla è perso, tutto è speso. “(Dillard, 1974, p.65)

(Sta dicendo che la “logica”  della natura, accettata e proposta dalla scienza, non è vera. Ad esempio, guarda quanto è dispendioso il fatto che gli alberi perdano le foglie. Perché non lasciarle sull’albero? La natura proverà qualsiasi cosa e se questa funziona allora rimane. Guarda tutte le strane forme di insetti e i loro comportamenti grotteschi. Non esiste un piano ma solo l’idea, se vive, allora lascia che sia in quel modo.) NdA

  È questo inciampare, rotolare e ruzzolare attraverso la vita che definisce la natura apparentemente caotica della crescita e dello sviluppo. Nonostante tutta la diversità, le possibilità e le diversioni, la vita avanza solo a causa delle proprietà universali e unificanti della fonte del processo dello sviluppo, la forza vitale.

  La crescita e lo sviluppo, sia degli individui, sia della specie, seguono le stesse leggi energetiche di tutta la natura. Questa comprensione dello sviluppo è del tutto inclusiva e può essere utilizzata come base per affrontare qualsiasi aspetto del comportamento umano. Per esempio, l’ampio concetto di sviluppo della personalità umana rientra nell’ambito del funzionamento dell’orgone e usando questa comprensione, si può dimostrare come lo sviluppo della personalità/ego e dell’intelletto, siano tutti prodotti di questo processo.

  Non solo la crescita e lo sviluppo possono essere compresi in termini energetici funzionali, ma anche la malattia, i disturbi e gli interventi terapeutici di guarigione. Quei fattori che interferiscono con i processi naturali possono essere osservati funzionalmente, delineati chiaramente, e portare a nuove tecniche terapeutiche, sviluppate per aiutare il processo di crescita a muoversi verso la propria realizzazione. Un buon esempio di come una prospettiva energetica possa influenzare la comprensione della malattia, e l’intervento risultante del terapeuta, è la dichiarazione di Reich che, con le persone con disturbi, è “… come chiedere a un uomo zoppo di ballare”. (Reich, 19 //) Egli comprende che i pazienti non sono necessariamente riluttanti e resistenti, ma di fatto non sono in grado, al più profondo livello bio-psichico, di fare ciò che ci si aspetta da loro.

  Per Reich, la corretta interpretazione psicologica di una resistenza caratteriale è una posizione di “No!”, e in un modello psicoterapeutico questo atteggiamento negativo della difesa verrà opportunamente elaborato. Ma l’approccio funzionale energetico vede questo stesso comportamento da una prospettiva bio-psichica e riconosce che non è tanto un “No!” che viene presentato, ma piuttosto un’incapacità di dire “Sì!”. Il paziente non resiste al terapeuta. Nel migliore dei casi resiste a se stesso; non è in grado di “lasciar andare” o fare tutto ciò che gli è chiesto. Come ha sottolineato Reich, “Ognuno ha ragione a modo suo”. (Reich, 1967, p.48) Ciò include la “logica” della difesa caratteriale. Dobbiamo solo capire in che modo è così, e lavorare di conseguenza. Un approccio funzionale ed energetico offrirà la prospettiva più profonda e più ampia per farlo. “Dato che l’armatura limita il paziente, l’incapacità di essere onesti è parte della sua malattia, e non è un intento malevolo.” (Reich, 1967, 144)

  La bellezza del modello energetico di Reich è la sua ampiezza e profondità, compresa una profonda comprensione dei bisogni spirituali. I desideri di amore, spiritualità, unione, stati estatici, unità, trascendenza e malinconia possono essere compresi e trattati da una prospettiva energetica. Reich include la spiritualità, ma questo va oltre lo scopo di questo lavoro. Ci si riferirà occasionalmente allo spirituale per ricordare al lettore che, sebbene non sarà presentato nella sua completezza, esso non è stato dimenticato.

  Quello che segue è un modello, non una riproduzione, della crescita e dello sviluppo. Il vivente non funziona in modo meccanicistico, descrivibile in parole e concetti. Quando si scrive sulla forza vitale, la vitalità e le qualità dinamiche possono, nel migliore dei casi, essere rappresentate, ma mai riprodotte. È ugualmente importante capire che descrivere il funzionamento energetico non è una metafora, ma una descrizione reale del funzionamento vivente nel mondo. Non è “come se” la forza vitale scorresse in avanti nella crescita e nella creazione. Essa esiste, scorre in avanti e crea crescita e sviluppo.

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