Contatto fisico in Psicologia: scopi e benefici

Contatto e creazione dell’immagine corporea

Il contatto fisico viene usato in psicologia somatica poiché è mediatore di diversi effetti benefici per l’organismo e per la persona. Migliora le capacità propriocettive e interocettive, portando a una definizione dello schema corporeo e alla creazione di confini sani. La consapevolezza del proprio corpo è migliorata attraverso la stimolazione dei meccanocettori fasciali, che attivano la via spino-talamo-corticale, portando a un maggior contatto con le emozioni e con i sentimenti viscerali. È importante comprendere questa doppia via di comunicazione tra cambiamenti tissutali e sensazioni intero e propriocettive, per poterla utilizzare in terapia. Spesso i pazienti riportano sensazioni riguardanti la percezione del loro corpo, come calore, leggerezza, pesantezza, un aumento nella sensazione di spazio interno, una sensazione di maggiore fluidità, ecc.

In questi casi è essenziale che il terapeuta comprenda ed esplori la controparte fisica delle sensazioni descritte: il ritmo del respiro, il cambiamento d’idratazione, di colorito della pelle, dell’organizzazione dei segmenti corporei e dell’integrazione, delle espressioni facciali e della dilatazione delle pupille, della consistenza dei tessuti, più o meno tonici, rigidi, ecc. Per ottenere questo, è importante che il terapeuta e il paziente entrino in risonanza, allora il paziente viene condotto a percepire i propri stati interni, i ritmi corporei, e può così far emergere gradualmente sia emozioni che schemi di comportamento inconsci.

A seguito dei cambiamenti nella percezione interna del corpo del paziente, possono spesso emergere risposte psico-emozionali, indotte dalla stimolazione degli interocettori del tessuto miofasciale e del connettivo viscerale. In particolare il lavoro viscerale stimola l’interocezione con effetti fisiologici ed emozionali importanti.

Tutto ciò può avvenire all’interno della cornice di una relazione terapeutica. La ricerca contemporanea ha dimostrato che le terapie corporee agiscono sia sul soma sia sul piano emozionale, attraverso la stimolazione degli interocettori, recettori distribuiti ovunque nel tessuto fasciale. L’interocezione è collegata alla valutazione degli stati emotivi e affettivi, è la capacità interna del corpo di monitoraggio, per percepire ed esprimere emozioni e affetti.

Questi recettori rispondono alle terapie miofasciali. Nell’osteopatia, ad esempio, è importante porre attenzione alle risposte vegetative ed emozionali che si manifestano attraverso un cambiamento dell’idratazione del tessuto, definito effetto tixotropico. La stimolazione degli interocettori fasciali e muscolari provoca una risposta nell’organismo che fa aumentare il livello d’idratazione della matrice extracellulare. Questo fenomeno può spiegare i risultati, sia sul piano somatico sia psico-emozionale. Un tessuto reidratato è un tessuto che ritorna a vivere in seguito a un periodo di siccità e secchezza. Il flusso delle sensazioni vitali riprende a scorrere al suo interno e riacquista la lucentezza e la mobilità che gli sono naturali, favorendo lo scorrere libero delle emozioni, delle sensazioni corporee e del piacere.

La psicologia somatica e le psicoterapie a orientamento corporeo, utilizzano in modo centrale la propriocezione, l’interocezione e il movimento del corpo. Sono quindi chiamati in causa i circuiti della interocezione e della propriocezione, che proiettano verso strutture quali il tratto solitario, l’ipotalamo e la sostanza grigia periacqueduttale, le quali regolano il sistema nervoso autonomo e possono favorire il riequilibrio simpatico-vagale, meglio delle aree corticali, attive in una interazione solamente verbale.

Il riflesso ideomotorio

Lo stato di rilassamento indotto da certe terapie manuali attiva quello che è stato definito riflesso ideomotorio, ossia un riflesso nervoso inconscio e involontario, che genera risposte nel sistema psicofisico della persona “trattata”. Tramite esso si innesca un circolo di feedback tra muscolo e sistema nervoso centrale che permette una serie di micromovimenti di adattamento, uno stato di benessere, e a volte una grande sensazione di piacere. Non è il terapeuta che dirige il movimento, ma è la persona, che lasciando andare il controllo, permette ai movimenti del suo corpo (dei pensieri e delle emozioni) di fluire spontaneamente. Non s’irrigidisce, ma rilascia le tensioni fisiche e mentali, consentendo all’organismo di assestarsi nello stato di equilibrio più comodo e di auto-correggersi.

I movimenti involontari, spontanei, attivati nel riflesso ideomotorio, potrebbero rappresentare il rilascio di contrazioni isometriche muscolari, comprese le modificazioni del tessuto connettivo da gel a sol, contrazioni in cui le fibre muscolari e fasciali si bloccano senza potersi più allungare o contrarre. Tali contrazioni derivano da azioni non portate a termine, in altre parole dall’inibizione dell’azione, che una volta rilasciate consentono di rievocare la sensazione o l’emozione inibita e a volte sono accompagnate da un particolare ricordo; i tessuti, infatti, trattengono la memoria traumatica.

La contrattura neuro-muscolare

Secondo la psicofisiologia la contrattura neuro-muscolare di cui parlava Reich rientra a far parte dei meccanismi inibitori di tipo fisiologico, che nell’immediato hanno uno scopo adattivo per l’organismo, ma nel lungo termine divengono disadattivi. La contrattura muscolare è interpretata come contrazione isometrica cronica: quando un muscolo si contrae isometricamente, si crea tensione senza accorciamento o allungamento delle fibre muscolari.

La contrattura svolgerebbe una funzione riequilibrante a livello omeostatico, abbassando il livello di arousal-attivazione. Secondo il modello reichiano la contrattura blocca l’energia vitale che scorre all’interno dell’organismo. La psicofisiologia traduce il concetto di energia con quello di arousal-attivazione e pensa che la contrazione muscolare non blocchi l’energia, ma inibisca un processo emozionale e istintivo che si compone di attivazione preparatoria e attività motoria.

Questo può essere uno dei possibili meccanismi della inibizione e non il solo. Secondo il modello reichiano, rimuovere meccanicamente la contrazione può portare alla comparsa d’intense reazioni di angoscia e di rabbia. Si pensa quindi che la funzione della contrazione sia di impedire tali reazioni. Secondo la psicofisiologia, l’abolizione dei segnali di stop retroattivo, in altre parole l’eliminazione della contrazione cronica, porta alla ricomparsa dell’emozione da essa inibita, con il corredo di sensazioni soggettive che la accompagnano.

Il tocco nella prospettiva PNEI

La prospettiva della psico-neuro-endocrino-immunologia parte dal punto di vista secondo cui il sistema nervoso, quello endocrino, l’immunitario, e quello psichico, lavorano insieme come un’unità funzionale integrata. Si fonda sulla comprensione per cui il sistema immunitario è regolato omeostaticamente e interagisce con il sistema nervoso e con quello endocrino.

I nostri stati psicologici influenzano le funzioni degli altri sistemi. Se si guarda alle sostanze coinvolte nei meccanismi del tocco, le principali sono l’ossitocina, le endorfine, alcuni neurotrasmettitori e il cortisolo. Uno degli ormoni maggiormente significativi è l’ossitocina, prodotto nell’ipotalamo e trasportato nella ghiandola pituitaria e da qui rilasciato nel flusso sanguigno. Per decenni si è pensato che l’ossitocina svolgesse un ruolo solo per quanto riguarda la gravidanza e l’allattamento. In anni recenti si è scoperto che l’ossitocina contribuisce ad altri effetti comportamentali. Alti livelli dell’ormone possono ridurre l’ansietà, migliorare i contatti sociali, stimolare i legami di attaccamento, infondendo sentimenti di fiducia e sicurezza. Secondo il paradigma PNEI l’ossitocina è uno degli ormoni la cui produzione è stimolata da un contatto fisico leggero e influenza il nervo vago.

Le endorfine sono sostanze peptidiche simili alla morfina. La loro funzione è di alleviare il dolore e permettere all’organismo la risposta di attacco-fuga. Svolgono un ruolo importante anche nella risposta di congelamento, permettendo di non sentire dolore in situazioni senza speranza. Le endorfine sono prodotte anche da altre tipologie di stimoli, quali l’agopuntura, la digitopressione, il massaggio, il tocco, il movimento, e durante l’orgasmo. Diversi neurotrasmettitori sono rilasciati nel cervello come risposta al tocco. Il contatto rende i pazienti più stabili emotivamente e focalizzati, contribuendo a riequilibrare profondamente il livello dell’umore.

Il contatto gentile e il massaggio possono anche abbassare i livelli di cortisolo nell’organismo, un ormone steroideo importante nella risposta acuta allo stress. Elevati livelli di cortisolo in una risposta cronica allo stress, possono portare a un aumento della pressione sanguigna, malattie cardiache, diabete di tipo II, depressione e demenza. Il contatto può quindi intervenire favorendo una risposta auto-regolativa dell’asse dello stress (HPA).

Il tocco può essere un modo molto efficace per ridurre livelli di stress elevati e ansietà, per creare una sensazione di calma e fiducia. Dalla prospettiva delle psicoterapie corporee il tocco può rafforzare il contatto tra terapeuta e paziente, può promuovere una maggiore presenza interna e concentrazione, aiutare a sostenere in modo più efficace situazioni stressanti, gestire favorevolmente emozioni e sentimenti. È un potente promotore della crescita e dello sviluppo, e un catalizzatore della relazione. Per questo motivo il terapeuta corporeo dovrebbe essere sempre consapevole di come usare il tocco nelle diverse situazioni, dove differenti temi potrebbero essere attivati. Dovrebbe essere capace di riconoscere l’impatto che diversi tipi di tocco potrebbero avere sui pazienti e riconoscere il tocco come parte integrante, e non accessoria, dei percorsi terapeutici.

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