scaleni

Il tocco come forma primaria di relazione

Il perché dell’uso del tocco nella psicologia somatica e nelle psicoterapie corporee

Prima della nascita della psicoanalisi e della psichiatria, il massaggio era compreso tra i metodi di trattamento e cura per chi soffriva di condizioni nervose, e indicato spesso come trattamento da parte dei medici. È in questo tipo di contesto che Freud sviluppa il metodo della psicoanalisi. Sebbene la psicoanalisi sia nota per non toccare i pazienti, ci sono delle eccezioni degne di nota, ed è significativo che, nonostante la credenza diffusa (la regola della neutralità e il divieto di contatto tra analista e analizzato) risulti che lo stesso Freud, e con lui anche Groddeck, ricorressero all’utilizzo del massaggio con alcuni pazienti.

È conosciuto che al tempo della collaborazione con Breuer entrambe usavano il tocco, l’ipnosi e altre pratiche dell’epoca, per stimolare la regressione, il recupero di memorie e la catarsi. In seguito Freud ha rivisto le sue idee per enfatizzare il valore delle libere associazioni, la neutralità dell’analista, e l’interpretazione del transfert. La regola dell’astinenza divenne tale quando furono istituzionalizzati i percorsi di formazione, per proteggere gli analisti dalla possibilità di agire i loro controtransfert e cercare di gratificare gli impulsi istintuali dei loro pazienti. Nel corso degli anni gli psicoanalisti hanno riesaminato il posto da assegnare al contatto corpo a corpo in psicoterapia, e i presunti benefici del non toccare i pazienti sono stati rivalutati e riconsiderati, anche se pochi analisti hanno una formazione specifica su come toccare in modo empatico e terapeutico.

Janet utilizzava il massaggio come metodo di dialogo senza parole, nel rispetto del paziente e cercando di placare ogni forma di ansietà rispetto al contatto. Ferenczi, nella sua applicazione e sperimentazione della tecnica attiva, che includeva il rilassamento e anche l’analisi reciproca, era convinto che i pazienti con forti stati di stress cronico potessero beneficiare dell’holding da parte del terapeuta, e lavorava direttamente sulla corporeità delle strutture di difesa dei pazienti. Naturalmente anche Wilhelm Reich sviluppa un metodo di lavoro che consiste nell’intervenire direttamente sul sistema di difesa costituito dalle tensioni muscolari croniche che trattengono le emozioni. Reich usava anche la manipolazione manuale dei muscoli, con l’intenzione di sciogliere l’armatura carattero-muscolare dei pazienti, attraverso una manipolazione che era anche risonanza empatica con l’emozione del muscolo.

Lo sviluppo della scuola delle relazioni oggettuali sposta l’attenzione degli psicoanalisti dallo scenario edipico verso i bisogni evolutivi dei bambini. L’esigenza di un contatto fisico, nella relazione, diviene di primaria importanza rispetto agli istinti e alle pulsioni biologiche intrapsichiche, fornendo ulteriori e differenti ragioni per il contatto.

Cosa offre un contatto esperto?

Le psicoterapie corporee, ai loro esordi, erano viste con un certo sospetto e paragonate in maniera difensiva ad altre forme di psicoterapia. Pregiudizio che come tanti pregiudizi sembra duro da abbattere tutt’oggi. Lo sviluppo di un nuovo pensiero, l’approfondimento di studi e ricerche sempre più dettagliati sullo sviluppo dei bambini e gli studi sul contatto che ne dimostrano i benefici, grazie anche allo sviluppo delle neuroscienze e degli studi sul trauma, hanno favorito un miglior apprezzamento di ciò che un contatto esperto tra terapeuta e paziente può offrire, anche nel campo delle psicoterapie corporee.

Il contatto è concepito in modo diverso a partire dai fondamenti dello specifico metodo di lavoro terapeutico e dei presupposti epistemologici su cui si fonda. Questi presupposti vanno resi espliciti per evitare di aggiungere confusione e per chiarire la teoria della tecnica cui facciamo ricorso. Se pensiamo al contatto esclusivamente come a un intervento di tipo tecnico, “medicalizzato”, che un terapeuta esperto attua sul corpo del paziente, ci poniamo in un rapporto con l’oggetto della nostra pratica clinica di tipo oggettivante e riduzionistico, che rischia di stimolare, nel paziente, vissuti di reificazione e passivizzazione. Attraverso la prospettiva intersoggettiva è possibile una comprensione del contatto che incorpori la co-costruzione del gesto, che diviene modo per due esseri umani interi di entrare in contatto reciproco, un contatto in cui lo stesso terapeuta toccando risulta toccato, entrando in risonanza con la sfera emotiva dell’altro e con gli aspetti non verbali di una comunicazione corpo-a-corpo.

l’Intenzione del Terapeuta

L’intenzione del terapeuta, non avulsa dalla cornice teorica che la elicita, crea una differenza nel contatto, e di conseguenza anche nel modo in cui esso viene ricevuto, e nei vissuti che richiama nel paziente. L’intenzionalità ha un impatto sull’altro che si avverte ancor prima del verificarsi del contatto fisico vero e proprio. Il significato del gesto si rivela come qualità emergente distillata dal contesto, che si compone dei vari ambiti, individuale, intersoggettivo, sociale e culturale. Uno studio completo dovrebbe comprenderli tutti, nella loro unità e nell’inter-gioco reciproco, senza prendere mai uno di essi come totalità che esaurisce la spiegazione del fenomeno. È all’interno di questo campo che avviene il contatto tra terapeuta e paziente, che co-costruiscono il campo stesso, attraverso il contatto reciproco, dando alla relazione la sua particolare forma nel momento in cui si attua.

Nella psicologia somatica e nelle psicoterapie corporee la comunicazione attraverso il contatto viene concettualizzata in diversi modi: il contatto può essere una forma di ascolto, per accedere a una percezione sottile che altrimenti può sfuggire, per mobilizzare, attivare o semplicemente esplorare le sensazioni del paziente. In ogni caso deve essere chiaro lo scopo, che va comunicato al paziente, e deve essere collegato con il contesto. L’intenzione può di volta in volta essere quella del sostegno, del nutrimento, della sfida, del rispecchiamento e del fornire uno spazio, può essere indirizzato all’accesso a particolari emozioni o memorie, a comunicare empatia, a fornire sicurezza e calma. Può essere di aiuto nel rafforzare le funzioni dell’io, e sostenere un paziente nell’elaborare esperienze post-traumatiche.

Quale Contatto?

Qui va posto il tema della differenza tra il contatto all’interno del quadro delle psicoterapie corporee e il contatto che si utilizza in particolari forme di terapia corporea, come la terapia craniosacrale, il rolfing, il metodo feldenkrais, l’osteopatia, ecc. Queste tipologie di lavoro sul corpo, e con il corpo, spesso inducono importanti risposte emotive nei pazienti ma non sono equivalenti al contatto in psicoterapia. Le terapie manuali possono svolgere un ruolo nel ristabilire schemi comportamentali positivi, inducono modificazioni ormonali dell’ossitocina, del cortisolo e della vasopressina, i cui livelli variano durante il contatto interpersonale, insieme al tono vagale, modificando la risposta allo stress, la percezione del dolore, l’umore e la fiducia negli altri. Il tocco e lo stiramento leggero della miofascia stimolano i recettori interstiziali, inducendo uno stato di rilassamento attraverso un aumento del tono vagale (parasimpatico), portando a una sensazione di calma mentale indotta da una serie di risposte fisiologiche. Questo stato di rilassamento è stimolato e raggiunto più facilmente da tecniche leggere, poiché con l’applicazione di tecniche più energetiche il movimento corporeo del paziente è indirizzato e manipolato dal terapeuta, il che riduce i micromovimenti: si perde in tal modo la caratteristica dell’ascolto e della risonanza e la libertà di movimento spontanea del tessuto contattato.

Una comprensione Psicologica del Contatto

Le terapie corporee però non lavorano con una comprensione psicoterapeutica della relazione, inclusi gli aspetti importanti del transfert e controtransfert, e non contemplano una cornice psicoterapica per il loro operare. Nonostante questa distinzione essenziale, ci sono opinioni diverse sull’utilità di integrare forme di terapia corporea al bagaglio delle psicoterapie a orientamento corporeo.

La stimolazione tattile è assolutamente vitale per lo sviluppo del cervello e per la regolazione degli affetti durante l’infanzia. Inoltre, la qualità specifica del contatto ricevuto, e il contenuto emozionale dell’informazione tattile, sono altrettanto importanti. Il contatto materiale da solo non basta, è importante anche l’intenzione del contatto, l’emozione che trasmette, quello che dice al bambino della mamma e del suo stato emotivo. Senza un contatto costante e attento il bambino rischia di fallire i suoi compiti evolutivi e nei casi estremi rischia la morte. Un contatto crudele durante l’infanzia può portare a comportamenti aggressivi nella vita, e a problemi di salute mentale o alla morte.

Gli effetti positivi del tocco

Il lavoro corporeo che utilizza il contatto, incluse le tecniche di massaggio, ha dimostrato numerosi benefici che favoriscono il processo di recupero di uno stato ottimale di benessere e salute. Si conoscono ormai gli effetti positivi nell’innalzamento del tono dell’umore, anche nei casi di depressione, nel ridurre l’ansia, alleviare il dolore, allentare tensioni muscolari croniche, equilibrare il livello del metabolismo basale, abbassare la pressione, favorire le funzioni immunitarie, migliorare il sonno, ecc. Allo stesso tempo i pazienti riscontrano sensazioni positive e incoraggianti, si sentono accettati, maggiormente in contatto con se stessi e con il mondo esterno, più aperti e disponibili nelle relazioni, e con miglior livello di autostima, sviluppano confini personali più sani e un più chiaro senso del sé. Perché ciò avvenga, occorre però garantire sempre un contesto di sicurezza, i pazienti devono costantemente avere la certezza e la percezione di essere in controllo, non devono sentirsi passivizzati, il contatto va sempre discusso con loro e va sempre rispettata la congruenza tra l’intimità fisica e quella emozionale.

Perchè e quando usare il contatto

Riteniamo ci siano diverse motivazioni per cui, a un certo punto di un processo terapeutico, può essere utile il ricorso al contatto per favorire il dispiegarsi del processo. Un primo aspetto, per certi versi il più noto secondo l’opinione diffusa, è quello di servirsi del contatto per lavorare direttamente sul sistema di “difese” del paziente. Questo modo di intendere il ricorso al contatto in terapia fa capo principalmente al lavoro dei pionieri, Reich, Lowen, ed altri. Il contatto è usato per rispecchiare le difese, aumentare il livello di sensazioni, incrementare la consapevolezza, provocare l’espressione emozionale e il rilascio; seguendo il principio secondo cui sia necessario “abbattere l’armatura”, attivando le difese, per poi elaborarle.  In questo caso, un contatto non esperto può rischiare di infrangere il sistema di difese del paziente, conducendo rapidamente a una frammentazione e a un crollo, che vanno assolutamente evitati.

È possibile l’utilizzo del tocco alla ricerca di un obiettivo diverso. Si può introdurre per restituire equilibrio a un sistema nervoso autonomo sbilanciato, come nei casi di dis-regolazione emotiva e fisiologica. In questo caso la funzione del contatto è di ripristinare quella sensazione di “fiducia di base” nella relazione, a un livello non verbale, permettendo al paziente di creare un più forte contatto con se stesso, con le proprie sensazioni interiori e con l’altro, portando a una profonda riorganizzazione di quei meccanismi psicofisiologici implicati nell’autoregolazione dell’organismo. In questo caso il contatto non ha lo scopo di attivare le difese, intensificare e ricercare la scarica abreativa. Si tenta invece di lavorare senza stimolare una reazione difensiva nel paziente, per fornire contenimento, facilitare la sensazione di sicurezza e rafforzare i confini del sé.

Il contatto si configura come forma primaria di relazione, permettendo una comunicazione senza richieste, favorendo la risonanza somatica e la percezione di “essere con” che dischiude alla possibilità di innescare un cambiamento delle strutture profonde, preverbali, e favorire l’accettazione, la differenziazione e la separazione, dopo aver sperimentato l’attaccamento.

Contatto e Trauma

Nel lavoro sul trauma il contatto può portare a una riduzione della paura dell’altro, facilitare il contenimento delle sensazioni di terrore, creare sicurezza, e aiutare i pazienti a evitare la dissociazione, può aiutare quei pazienti bloccati nel congelamento a riportare calore nella loro vita, all’interno di confini sicuri, scoprendo nuove risorse somatiche, e risvegliare la consapevolezza corporea. Il contatto ha, infatti, la capacità di fornire informazioni direttamente all’organismo, stimolando quei sistemi sottocorticali responsabili dell’omeostasi fisiologica, rivitalizzando quei pazienti che sono tagliati fuori dalle sensazioni.

Quali rischi?

È da rilevare che nella descrizione precedente si è voluto mettere l’accento sugli aspetti salutogenici del contatto, senza prendere in considerazione le criticità, che richiedono di essere esaminate e vagliate, per non incorrere in gravi errori di dissintonia, che possono portare vissuti di abuso o ri-traumatizzazione.

Le preoccupazioni rispetto al contatto all’interno del setting terapeutico rispecchiano i vissuti che il contatto fisico suscita all’interno della società, spesso associato alla seduzione e alla sessualità, alla manipolazione e all’abuso. Queste cautele hanno un valore protettivo e di salvaguardia per i pazienti, ma bisogna stare attenti a non permettere che un eccesso di cautele produca una avversione al contatto e un evitamento di ciò che potrebbe essere di grande beneficio, precludendo esperienze significative per paziente e terapeuta.

Nel setting le preoccupazioni principali sono che il contatto possa innescare incontrollabili condotte aggressive o che possa essere veicolo di agiti sessuali, sia nel terapeuta, sia nel paziente. I terapeuti devono prestare attenzione a che esso non divenga strumento improprio per un appagamento narcisistico dei propri bisogni, portando a violazioni del codice deontologico e dell’etica professionale. Un contatto non empatico, non in sintonia, rischia di amplificare e incoraggiare la dipendenza e portare a stati di regressione. L’attenzione e la sensibilità alla comunicazione sottile e non verbale che si attiva, porta terapeuta e paziente a stati d’intimità e vulnerabilità che vanno gestiti con estrema attenzione, accuratezza e delicatezza. In fin dei conti, l’esperienza del contatto, è un’esperienza soggettiva e non abbiamo mai garanzie certe di come un paziente possa veramente ricevere qualunque forma di contatto, anche il meglio eseguito e proposto con le migliori intenzioni.

Per questa ragione il contatto andrebbe in qualche modo negoziato nella relazione e discusso all’interno della terapia, per evitare che certi pazienti possano divenire ancora più difensivi, distorcere la realtà e le intenzioni del terapeuta. Naturalmente occorre prestare molta attenzione al tipo di cliente che si ha di fronte, per cui è importante una buona valutazione diagnostica: potrebbe essere controindicato in pazienti con gravi disturbi emotivi, psicotici, paranoici, ecc., e comunque il suo uso va legittimato attraverso confini chiari e una buona valutazione clinica.

Depressione come Iper-incarnazione

Durante l’ultimo decennio, il concetto di incarnazione è finito per diventare un paradigma importante in diversi approcci interdisciplinari, dalla filosofia, alla psicologia, psichiatria e neuroscienze. Questo nuovo paradigma è basato sulla convergenza di fenomenologia, scienza cognitiva e teoria dei sistemi dinamici. Il concetto di incarnazione si riferisce non solo all’incorporazione di processi cognitivi nei circuiti cerebrali ma anche all’origine di questi processi nell’esperienza sensomotoria che l’organismo vive in rapporto al suo ambiente immediato. Diversi neuroscienziati hanno sottolineato la stretta connessione tra strutture cerebrali, funzioni del corpo e aspetti della mente come coscienza, cognizione, emozioni e saggezza.

depressione come iperincarnazione

Continua a leggere “Depressione come Iper-incarnazione”

disturbi d'ansia

Ansia Ottimale e Ansia Patologica

I disturbi d’ansia sono i più comuni tra tutti i disturbi psichiatrici. È quindi imperativo sapere quali sono i disturbi d’ansia, come potrebbero sorgere e come possiamo trattarli.

Spesso ci sono molte incomprensioni sui disturbi d’ansia, così che fornire istruzioni ai miei pazienti, e al pubblico in generale, può essere un compito molto gratificante. Contrariamente alla credenza popolare, i disturbi d’ansia possono essere trattati in modo efficace e quindi siamo in grado di fornire molte speranze a chi si rivolge a noi.

Sebbene rappresenti una condizione molto più comune della depressione, l’ansia grave è spesso sottodiagnosticata e chi ne soffre rischia di non essere individuato per anni. Questa condizione, che può essere molto debilitante in quanto commpromette molti aspetti della qualità di vita, spesso rimane drammaticamente sottostimata, sebbene sia altamente trattabile.

L’ansia può insorgere in ogni fase della vita, anche se non ne abbiamo mai sofferto prima. Si presenta in molte forme e le sue manifestazioni possono a volte essere così sottili da passare inosservate.

Il primo punto è che i disturbi d’ansia si verificano lungo uno spettro che va dal normale all’anormale, ossia ciò che chiamiamo patologico. Questa è la curva di Yerkes-Dodson, che mostra la distribuzione dei livelli di ansia nella nostra comunità, da livelli molto alti a livelli molto bassi.

ansia, curva di Yerkes-Dodson

 

Come si vede nel grafico, l’ansia può anche avere effetti positivi sul nostro livello di performance, può renderci più preparati ad affrontare eventi avversi, permettendoci di essere più cauti e protettivi, ci aiuta anche a svolgere meglio i nosri compiti rendendoci migliori nel nostro lavoro.

La “normalità” si basa sulla capacità di una persona di lavorare e vivere una vita felice. Lo scopo del trattamento è attraversare questa linea arbitraria, in modo che i nostri pazienti vivano vite più normali e utilizzino gli effetti positivi della loro ansia a loro vantaggio.

Qual è la differenza tra Ansia e Paura?

Sono emozioni molto simili. La paura viene definita come la risposta a una minaccia percepita, immediata o imminente. Per chi soffre di ansia, le minacce che gli altri possono percepire come minori, poco significative, o improbabili, possono essere vissute molto reali. Così che il loro corpo risponderà ad esse nel modo che riterrà più appropriato.

Abbiamo tutti sperimentato la reazione di attacco/fuga in alcuni momenti della nostra vita. Per quelli con disturbi d’ansia questo segnale di allarme difettoso si innesca senza la presenza di alcuna minaccia evidente. L’ansia si manifesta con segnali sia psichici che somatici.

Considerate questo elenco di sintomi:

ANSIA SINTOMI RISPOSTA ATTACCO FUGA

Questi sintomi si verificano durante la risposta di attacco/fuga e negli stati di ansia. Si tratta di sintomi utili se dobbiamo scappare da una situazione pericolosa, ma diventano debilitanti se si verificano per una durata prolungata di tempo nei momenti in cui non esiste una vera minaccia.

Quando l’Ansia diventa un disturbo?

Tutti quanti noi sperimentiamo l’ansia. Come emozione è un meccanismo evolutivo che ci ha tenuti con successo al sicuro da predatori e minacce ambientali per milioni di anni. Anche nella società moderna continua comunque a svolgere un ruolo tutt’altro che secondario.

L’ansia diventa un disturbo quando diventa intrusiva (indesiderata o non necessaria), pervasiva (continua nonostante i tentativi di affrontare la paura), e/o conduce all’evitamento (non andare a scuola/lavoro/attività sociali, per evitare di vivere l’ansia).

Quindi, quanto sono comuni i disturbi d’ansia?

Si pensa che i disturbi d’ansia si verifichino nel 10, 20% della popolazione.

distribuzione percentuale disturbi d'ansia nella popolazione

 

Sintomi Psicosomatici

Nella tabella sopra abbiamo elencato alcuni sintomi somatici della reazione attacco/fuga e dell’ansia. In alcune persone si presentano dei veri e propri sintomi psicosomatici che possono non essere affatto attribuiti o collegati all’ansia, sentendo spesso che si tratta di vere e proprie condizioni con cause mediche (che eventualmente contribuiscono ad esacerbare la loro ansietà). I sintomi sono molto reali ma non ci sono patologie o pericoli a livello fisico. Possono anche non sentirsi affatto ansiosi, e la risposta sintomatica può rappresentare il modo in cui il loro corpo affronta l’ansia in eccesso attraverso un diverso canale comunicativo.

  • Dolore addominale, gonfiore, nausea, diarrea, stitichezza, vomito
  • Dolore pelvico, forti dolori mestruali, amenorrea
  • Dolore toracico, oppressione toracica, palpitazioni
  • Mancanza di respiro e iperventilazione
  • Mal di testa, vertigini, sensazione di svenimento
  • Debolezza e stanchezza generalizzata, dolori muscolari

Quali sono i diversi tipi di disturbi d’Ansia?

Panico

Un disturbo d’ansia comune e relativamente facile da trattare è il disturbo di panico: si verifica quando i sintomi di ansia si presentano rapidamente, e di punto in bianco.

ciclo dell'ansia
Il ciclo dell’ansia che porta all’attacco di panico

Sono sintomi che scompaiono piuttosto rapidamente, ma sono molto spaventosi e chi ne soffre sente che dureranno per sempre, oppure teme che a un certo punto avrà un infarto.

A volte le persone con disturbo di panico evitano spazi affollati o aree come i centri commerciali, questo comportamento di evitamento prende il nome di agorafobia.

Disturbo d’Ansia Generalizzata

Un altro disturbo d’ansia molto comune è il disturbo d’ansia generalizzata. È il disturbo da preoccupazione, in cui le persone si preoccupano eccessivamente di ogni genere di cose ordinarie anche per piccole questioni di tutti i giorni. Tutti noi possiamo preoccuparci che i nostri mariti o mogli tornino a casa dal lavoro in orario, o se saremo in grado di pagare in tempo un conto o una bolletta. Ma per queste persone la preoccupazione è così eccessiva che non può essere fermata ed è associata con sintomi come tensione, scarso sonno e scarsa concentrazione.

Fobia Sociale

La fobia sociale può essere una malattia devastante, con implicazioni drammatiche sulla capacità di una persona di socializzare. La fobia sociale si verifica quando qualcuno è eccessivamente concentrato su come potrebbe essere percepito dagli altri in situazioni sociali e porta a evitare qualunque situazione sociale, in un ritiro doloroso che porta all’isolamento. Anche le situazioni in cui si potrebbe essere giudicati dagli altri, come ad esempio il dover parlare di fronte alla classe o di fronte a un gruppo di persone, diventano fonte di un’ansia che paralizza.

Fobie Specifiche

Vi è tutta una serie di fobie specifiche. Le persone non solo temono ragni, uccelli, serpenti, sangue, altezze, aghi, ecc., ma la loro paura è così forte che diventano eccessivamente angosciate. Ed evitano molte cose diverse, diventano sempre più evitanti, anche se questo crea seri problemi nella vita, e non riescono più a funzionare in modo efficace sul posto di lavoro o in famiglia.

Disturbo Ossessivo Compulsivo

Il D.O.C. è molto debilitante e doloroso, conduce a tutta una serie di ossessioni e compulsioni che possono includere timori di contaminazione, con lavaggio eccessivo delle mani, dubbi e verifiche eccessivi, la necessità di avere tutto disposto in modo simmetrico o esatto, pensieri intrusivi e angoscianti o immagini inaccettabili o disgustose.

Disturbo da Stress Post Traumatico

Ogni evento traumatico può causare una risposta di stress. Il DSPT è specifico per descrivere i casi di esposizione a situazioni di pericolo di morte, lesioni o violenza sessuale, reali o minacciate. Altri fattori di stress, quali la perdita del lavoro, il divorzio, ecc., possono determinare una condizione simile cui è stato dato il nome di Disturbo dell’Adattamento (noto anche come depressione situazionale o reattiva). I pazienti diagnosticati DPTS descrivono un’ampia varietà di sintomi: rivivere l’evento traumatico, flashback, incubi e pensieri intrusivi, comportamenti di evitamento e dissociativi.

 

psicoterapia corporea reichiana

Concetti Funzionali Energetici di Reich

Tutto Ciò Che Avresti Sempre Voluto Sapere Sui Concetti Energetici Di Reich Ma Non Hai Mai Osato Chiedere

WILL DAVIS

(Il presente articolo è una traduzione dall’inglese di un manoscritto dello stesso Will Davis)

INTRODUZIONE

  Iniziamo dai problemi. In primo luogo Reich ha chiamato il proprio modello della forza creativa, energia orgonica cosmica. Il problema è che l’energia orgonica non segue le leggi di ciò che la fisica chiama energia e, di conseguenza, non può essere considerata un’energia in senso scientifico. Ciò che capisco da Reich è che l’energia orgonica cosmica è un precursore, un substrato, da cui le classiche energie meccaniche della fisica emergono: calore, luce, suono, magnetismo, elettricità. Sono una trasformazione manifesta dell’energia cosmica dell’orgone. Lo stesso è vero per la forza vitale che ha le sue radici nel funzionamento non manifesto dell’energia cosmica dell’orgone. Tutte le energie meccaniche e fisiche sono presenti nei nostri corpi e giocano un ruolo importante nell’informare e formare noi stessi. Questo tema diverrà più chiaro man mano che spiegheremo il funzionamento dell’orgone. Ne faccio cenno ora poiché Reich e altri, incluso me stesso, scambiano di volta in volta l’energia orgonica cosmica, l’orgone, l’energia dell’orgone, la bioenergia, la forza vitale e le energie.

Continua a leggere “Concetti Funzionali Energetici di Reich”

sintomi somatici di ansia e panico

Il Ruolo dell’Empatia nell’Analisi del Carattere

 

Il lavoro del Reich della prima fase, quella di “Analisi del Carattere”, può essere visto come il prototipo degli approcci confrontativi e attivi nell’analisi delle difese e delle resistenze. Tali approcci sono considerati mancanti di empatia poiché sollecitano la vulnerabilità narcisistica dei pazienti. Kohut si è schierato a sfavore di quello che chiamava il modello della penetrazione dell’inconscio per mezzo del superamento delle resistenze, presentando a sua volta una visione della resistenza come “ valida mossa per mettere in salvo il Sé, per quanto debole e difensiva, contro la distruzione e l’invasione”.

Continua a leggere “Il Ruolo dell’Empatia nell’Analisi del Carattere”

ansia_sintomi_psichici_somatici

Ansia, Sintomi Psichici e Somatici

Gestione dell’Ansia e dello Stress Attraverso Tecniche Manuali.

L’ansia è una parte inevitabile della vita. Sono diverse le componenti dell’ansia che possono causare problemi nel vivere quotidiano. La preoccupazione legata al pensiero che le nostre azioni possano sempre portare a conseguenze negative, la paura, e la perdita della prontezza mentale. Altri disturbi ansiosi includono fobie specifiche, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo da stress post-traumatico, panico.

L’ansia si manifesta come ansia di tratto, che si riconosce dai sintomi fisici e/o psicologici, o come ansia di stato, che ha una natura temporanea, di solito associata a stimoli specifici che fanno da attivatori.

Continua a leggere “Ansia, Sintomi Psichici e Somatici”

linguaggio corpo bioenergetica

Il Corpo e il suo Linguaggio

 

Mi piace immaginare il corpo come un paesaggio. Esso manifesta ciò che riguarda la sua storia emozionale e i sentimenti profondi che hanno strutturato il carattere e la personalità. Le posizioni, le proporzioni, il tono, il colore della pelle, il modo di muoversi, le tensioni e la vitalità, rivelano la persona e testimoniano il nostro incedere nella vita e attraverso lo spazio.

Spesso riusciamo a immaginarci il modo di vivere di una persona semplicemente osservando il suo modo di camminare: spalle reclinate, testa curva, torace incavato o espanso, andatura lenta o frenetica, riflettono i sentimenti sottostanti.

Continua a leggere “Il Corpo e il suo Linguaggio”

trauma infantile, difesa, idealizzazione

Il Poppante Saggio

 

WISE BABY, IL POPPANTE SAGGIO

 

Il concetto di poppante saggio presentato da Ferenczi ci aiuta a fare luce sul tema del trauma in età infantile e sul modo in cui influisce sull’organizzazione dell’identità dell’adulto. Descrive il modo in cui il bambino, ferito e traumatizzato, cerca rifugio nell’onnipotenza ed in ideali di “saggezza”.

Continua a leggere “Il Poppante Saggio”

psicologo senigallia, energia, forza vitale, psicologia somatica, analisi funzionale, bioenergetica, bioenergia

La distorsione della forza vitale

 

Quello che come esseri umani desideriamo maggiormente in uno stato di salute è di sentirci vivi. Il sentimento di essere pienamente vivi si associa alla sensazione di connessione autentica con il nucleo profondo della nostra vitalità, l’Endo-Sè, il nucleo non danneggiato, il “volto originario prima della nascita”.

 

Continua a leggere “La distorsione della forza vitale”

regolazione emotiva, emozioni, psicologia, psicologo senigallia, emozioni e corpo, tensioni croniche, psicologia, massaggio, punti e posizioni

Regolazione del sé ed emozioni

COME PORTARE LA REGOLAZIONE DEL Sé NELLA PRATICA CLINICA

 

L’auto-regolazione ha a che fare con la regolazione degli affetti, il modo in cui gestiamo le nostre emozioni: come affrontiamo la tristezza, la rabbia, l’eccitazione, le sfide, la paura e la gioia. I segnali della disregolazione emotiva sono legati principalmente all’incapacità di percepire e sentire le nostre emozioni e il nostro corpo. Spesso siamo sopraffatti dalle nostre emozioni, o sentiamo che qualcosa resta sempre irrisolto, compresso o inespresso. La capacità di percepire e gestire le nostre emozioni è essenziale per il nostro benessere: siano esse positive o negative, potenti come la rabbia, o difficili come la tristezza, l’ansia e la depressione. Quando questo non è possibile allora può esserci uno stato di disregolazione.

Continua a leggere “Regolazione del sé ed emozioni”