Il Corpo e il suo Linguaggio

 

Mi piace immaginare il corpo come un paesaggio. Esso manifesta ciò che riguarda la sua storia emozionale e i sentimenti profondi che hanno strutturato il carattere e la personalità. Le posizioni, le proporzioni, il tono, il colore della pelle, il modo di muoversi, le tensioni e la vitalità, rivelano la persona e testimoniano il nostro incedere nella vita e attraverso lo spazio.

Spesso riusciamo a immaginarci il modo di vivere di una persona semplicemente osservando il suo modo di camminare: spalle reclinate, testa curva, torace incavato o espanso, andatura lenta o frenetica, riflettono i sentimenti sottostanti.

Nel tempo le strutture diventano rigide e fisse, interessando lo sviluppo del corpo e determinandone la struttura, determinando caratteristiche fisse della personalità e limitando le nostre espressioni caratteriali. Le strutture muscolari e fasciali fissate nel corpo sono alla base dell’essere nel mondo della persona e rappresentano la nostra personale epistemologia, le nostre inconsapevoli abitudini di pensiero, il modo in cui conosciamo, interpretiamo, sentiamo e vediamo la realtà che ci circonda, e la nostra realtà interna.

Tali strutture si formano e si organizzano in risposta alle condizioni ambientali iniziali, a come il bambino viene trattato dai genitori, all’atteggiamento verso di lui da parte di chi se ne prende cura: se questo produce in lui sentimenti dolorosi, senso di abbandono, o svalutazione, ecc.

Di qualunque sentimento si tratti, bisogna comprendere che esso trova anche espressione fisicamente, attraverso una struttura muscolare e fasciale fissa, un assetto posturale, un atteggiamento fisso verso la vita. Caratteristiche queste che perdurano nel corso dello sviluppo e non scompaiono se non interveniamo concretamente.

Le strutture fisse del corpo si identificano, a livello funzionale, con ciò che accade a livello del pensiero e delle emozioni. Così possiamo dire che a una rigidità del corpo corrisponde una rigidità nell’atteggiamento cognitivo ed emozionale, modi di pensare rigidi, poco flessibili, e rigidità emotiva con scarsa capacità di sentire.

E’ come se il corpo esprimesse ciò che la mente pensa e che il cuore è in grado di sentire: l’orgoglio può far gonfiare petto e torace, la paura può far contrarre le spalle, la rasseganzione può rendere difficoltosa ogni azione e far sentire gravosa e pesante la vita.

I sentimenti che la madre nutre verso il figlio, e le risposte più o meno sintonizzate che offre in risposta ai bisogni del bambino, alle sue necessità, sia fisiche che emozionali, sono i fattori più importanti nella produzione di strutture fisse. Una madre che risponde con amore e comprensione aiuta il bambino a trovare la sua sicurezza di base, a entrare in contatto con la soddisfazione e la capacità di provare piacere nella vita.

Questi sentimenti buoni sono di aiuto a una crescita sana e libera e sono fonte di nutrimento affettivo importante quanto il cibo. La mancanza di questo nutrimento produce un danno che resta impresso nel corpo come su una lastra fotografica.

Un corpo efficiente ed aggraziato è in grado di esprimere liberamente il flusso delle emozioni e dei sentimenti, ha movimento fluidi e coerenti, consapevole di se stesso e delle sue necessità, ricettivo nei confronti degli altri. Una tale persona ha luminosità negli occhi, respiro libero e profondo, elasticità muscolare, inseme a tono, una certa morbidezza della pelle, proporzioni tra i vari segmenti e distretti, che sono coordinati fra loro, e gli conferiscono armonia e grazia.

Si muove con naturalezza nel mondo, con flessibilità, pulsazione e forza. Un simile corpo è allineato rispetto alla gravità, disponibile ad entrare in contatto con le proprie emozioni e spontaneo nei sentimenti.

Quando le strutture corporee, caratteriali e muscolari, assumono una conformazione fissa, si allontano progressivamente dal corpo ideale appena descritto, ponendo delle severe limitazioni alle nostre possibilità di scelta nella vita: comportamentali, cognitive ed emotive. Una struttura basata sulla rassegnazione distrugge le ambizioni di realizzazione; una nata sulla paura intacca la fiducia di base nella vita e impedisce di poter stare dentro un rapporto intimo e caldo.

bioenergetica e corpo

E’ possibile rintracciare queste strutture e leggere il messaggio in esse contenuto se si è profondamente interessati a scoprire quello che ci si può trovare racchiuso. Per farlo occorre aprire la visione al cuore, che diviene recettivo alla percezione di processi energetici e sensazioni sottili,  ed essere pronti ad entrare in contatto con il dolore e riconoscerlo.

Spesso avviene che il flusso di energia nel corpo è interrotto, lo si vede dalle rotture, a volte evidenti, delle curvature normalemente lisce del corpo, che appaiono disarmoniche. Una volta recuperata la propria integrità gli impulsi e le espressioni fluiscono con facilità e le azioni risultano senza sforzo, non producendosi più conflitto interiore e lotta, come avviene nelle persone molto ansiose. Questa interezza e coerenza nelle azioni, non è possibile ad esempio in chi prova profonda rabbia ma non la esprime mai, o in chi non è in grado di unire sesso e cuore, attrazione sessuale e amore. Tale frammentazione ha origine molto presto nelle nostre esistenze, ma non è definitiva: è possibile ritrovare la nostra unità.

Il nostro stile di vita e comportamentale si sviluppa a partire dalle relazioni reciproche tra madre e bambino, e il corpo è un chiaro riflesso di tale sviluppo. Un bambino è facilmente sopraffatto da un trattamento insensibile o brutale, da minacce o dalla negazione dei suoi bisogni, impulsi e percezioni. Quando la coerenza e l’integrità del corpo è spezzata e non rispettata, viene impedita la sensazione e la consapevolezza degli impulsi che originano dal nostro organismo – genitali, braccia, gambe, pancia, ecc. – e la naturale spontaneità è rapidamente interferita. A questo punto i sentimenti collegati a quelle parti vengono soffocati, evitati: l’amore presente nel cuore, la rabbia nelle braccia, la sessualità negli organi genitali, la sensazione di esistere nella pancia, ecc., vengono bloccati, creando tensione in quelle zone, usando la muscolatura e il tessuto connettivo per arginare il flusso di sensazioni e sentimenti in esse contenuto. Facendo questo riduciamo tutta la sensibilità, poichè sotto l’effetto della tensione la sensibilità dei tesssuti e della persona è drasticamente diminuita.

Per esempio, quando blocchiamo nel corpo l’espressione della tristezza, produciamo tensione a livello della mascella, dello stomaco, del petto, del diaframma, coinvolgendo anche la gola e il viso. Tutte queste aree si muoverebbero liberamente se fosse consentito al sentimento di esprimersi spontaneamente, seguendo la sua espressione naturale. La tristezza che risale alle prime fasi di vita è possibile che sia divenuta un’abitudine nell’adulto, consolidata sotto forma di blocco, che congela la capacità di espressione dei sentimenti. Più diventa abitudine e più è difficile riportare le emozioni e i sentimenti congelati alla consapevolezza, ma si può partire dal corpo per intraprendere questo percorso e recuperare libertà e capacità di azione e soddisfazione.

 

 

 

3 pensieri su “Il Corpo e il suo Linguaggio

  1. Dottor Ballanti, il brano che riporto sotto, tratto dal romanzo di Shir-ley Jackson Lizzie, scritto nel ’54, non vuole mettere in evidenza i benefici dell’ipnosi, di cui il sottoscritto non sa nulla, ma sottolineare l’importanza di quanto lei scrive:

    “Quando le strutture corporee, caratteriali e muscolari, assumono una conformazione fissa, si allontanano progressivamente dal corpo ideale appena descritto, ponendo delle severe limitazioni alle nostre possibilità di scelta nella vita: comportamentali, cognitive ed emotive. Una struttura basata sulla rassegnazione distrugge le ambizioni di realizzazione; una nata sulla paura intacca la fiducia di base nella vita e impedisce di poter stare dentro un rapporto intimo e caldo”.

    Lizzie – Shirley Jackson (Adelphi, pag. 57-58)
    […]
    Come da tempo sospettavo, una volta rassegnatasi all’ipnosi, Miss R. si rivelò un soggetto volenteroso e collaborativo, e riuscii in pochissimi istanti a farla cadere in un leggero assopimento ipnotico.
    Quando il respiro di Miss R. diventò calmo e regolare, e le mani e il viso si rilassarono così come le estremità adagiate su un piccolo poggiapiedi, fui piacevolmente sorpreso dall’avvenenza gradevole e intelligente che la mia paziente rivelava, e mi venne fatto di pensare che, con tutta probabilità, le sue costrizioni nervose si estendessero ben oltre il mal di testa e l’insonnia, imponendo alla sua intera personalità quell’aria timorosa e stupida; ricordo che per un attimo mi chiesi se, celata sotto quella maschera malata, non ci fosse una giovane allegra e socievole. Meravigliato dall’addolcimento del volto, che per la prima volta mi parve grazioso, le domandai con voce quieta: – Il suo nome?
    – Elizabeth R. (senza esitare)
    – Dove vive?
    Disse il nome della via e della città.
    – Io chi sono?
    – Lei è il dottor Wright.
    – Ha paura di me, Miss R.?
    – Naturalmente no. (con un leggero sorriso)
    Era molto gratificante vedere che, proprio come le rughe d’ansia sul viso di Miss R. si erano spianate sotto ipnosi, così la bocca aveva perso rigidità, e la voce riluttanza, di modo che era facile e veloce spillarle, per così dire, informazioni: Miss R. rispondeva alle mie domande con prontezza e senza alcuna esitazione. Ne dedussi che, come del resto avevo immaginato fin dall’inizio, con l’aiuto inestimabile della sua stessa mente sgravata dalle costrizioni avremmo potuto ottenere presto, senza difficoltà né paure, che Miss R. fosse come la maggior parte di noi libera dai disturbi nervosi.
    […]

    Mi auguro che il mio omaggio/citazione le sia gradito, saluti

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