Depressione come Iper-incarnazione

Durante l’ultimo decennio, il concetto di incarnazione è finito per diventare un paradigma importante in diversi approcci interdisciplinari, dalla filosofia, alla psicologia, psichiatria e neuroscienze. Questo nuovo paradigma è basato sulla convergenza di fenomenologia, scienza cognitiva e teoria dei sistemi dinamici. Il concetto di incarnazione si riferisce non solo all’incorporazione di processi cognitivi nei circuiti cerebrali ma anche all’origine di questi processi nell’esperienza sensomotoria che l’organismo vive in rapporto al suo ambiente immediato. Diversi neuroscienziati hanno sottolineato la stretta connessione tra strutture cerebrali, funzioni del corpo e aspetti della mente come coscienza, cognizione, emozioni e saggezza.

depressione come iperincarnazione

Questo movimento è stato definito come una ricorporalizzazione della cognizione ed ha esercitato negli ultimi anni la sua influenza anche sulla psicologia e sulla psichiatria. Il concetto di ‘incarnazione’ sta per diventare un importante paradigma anche in psicopatologia, quella branca della psichiatria e della psicologia clinica che si occupa dello studio dei disturbi mentali e delle patologie. Inoltre una concettualizzazione incarnata ed ecologica della malattia mentale enfatizza l’interazione circolare tra un’esperienza soggettiva alterata, interazioni sociali disturbate e disfunzioni neurobiologiche nello sviluppo della malattia.

Corpo soggettivo o corpo oggettivo?

Una prima distinzione fenomenologica è tra il corpo che vivo preriflessivamente, il corpo vissuto o soggettivo (Lieb), ed il corpo fisico che posso percepire o che è percepito dagli altri, il cosiddetto corpo oggettivo (Korpër).

Il corpo soggettivo funziona come sfondo della nostra esperienza,  opera in ogni azione e interazione con gli altri, senza richiedere un’attenzione esplicita, racchiude capacità e disposizioni che non sono rappresentazioni o regole ma che si manifestano nella vita quaotidiana in maniera implicita, preriflessiva. Permette la nostra comprensione
dell’ambiente come spazio per la possibilità di agire e impegnarsi, fatto di oggetti a portata di mano. Fa parte di quelle certezze indiscusse che appartengono al senso comune. La generale esperienza di essere-nel-mondo è inseparabile da come il corpo si percepisce nel suo ambiente. I sentimenti corporei di base sono allo stesso tempo sentimenti di stati corporei e modi di vivere nel mondo. Questo si applica ai “sentimenti esistenziali” come il sentirsi a casa, il senso di appartenenza, il possedere un senso di realtà radicato o il sentirsi lontani dalle cose e alienati dagli altri. Il senso di realtà può essere alterato, o affievolito, come nei casi di depersonalizzazione o delirio. Questi sentimenti di fondo, radicati nel corpo, non sono diretti verso oggetti o situazioni specifiche ma colorano  e strutturano la nostra esperienza nel suo insieme.

Il corpo può anche apparire come un oggetto di attenzione cosciente, in particolare quando mostra le sue limitazioni per un compito da eseguire, quando manca di capacità, è affaticato, malato o intorpidito. Così, possiamo dire che il corpo ha uno statuto esperienziale doppio e ambiguo: in quanto “corpo vissuto”, implicito nella continuità della propria esperienza, e come corpo oggettivo, esplicito, fisico. La nostra esperienza si basa sulla continua oscillazione tra questi due stati del corpo, anche se spesso non ci facciamo caso.

Schema corporeo e immagine corporea

Una distinzione altrettanto importante è quella tra schema corporeo e immagine corporea. Lo schema corporeo denota una interazione complessa tra sistemi senso-motori (ad es visivo, vestibolare, propriocettivo, sistema cinestetico), che fungono da regolatori inconsci della postura e del movimento.

L’immagine corporea, al contrario, riflette un sistema di percezioni coscienti, atteggiamenti emotivi e convinzioni riguardanti il proprio corpo. Mentre lo schema corporeo ha natura implicita operativa, l’immagine corporea è cosciente e esplicita.

I disturbi dell’incarnazione

I disturbi dell’incarnazione possono essere quindi così classificati:

  1. quelli che influenzano principalmente il corpo soggettivo o il senso di sé incarnato preriflessivo, come nella schizofrenia e nella depressione.
  2. quelli più collegati alla immagine corporea e alla consapevolezza esplicita del corpo. Ad esempio il disturbo da dismorfismo corporeo, l’ipocondria, i disturbi somatoformi, i disturbi alimentari.

Nella depressione il corpo perde la sua fluidità e trasparenza, da corpo pulsante in movimento si trasforma in corpo pesante e solido, che oppone resistenza alle intenzioni e agli impulsi dell’individuo. Il suo peso e la sua materialità vengono alla ribalta e il corpo è vissuto con la pesantezza del piombo, fonte di oppressione e rigidità (ad esempio la sensazione di oppressione al petto, pressione alla testa o una generica sensazione di oppressione e ansia).  Invece di fornire un accesso al mondo, il corpo si erge come ostacolo, che ci separa ed è separato dall’ambiente circostante. Manca di incarnazione.

Il paziente depresso è confinato in uno stato di restrizione corporea, non può più trascendere il proprio corpo. L’orizzonte delle possibili esperienze si restringe in un’atmosfera chiusa, in cui tutto diventa permeato da un senso di perdita di ogni
possibilità. Per via dell‘inibizione sensoro-motoria crescente, lo spazio diventa sempre più limitato all’ambiente più vicino, raggiungendo il suo culmine nello stupore depressivo.

La melanconia può essere descritta allora come reificazione o “corporalizzazione” del corpo vissuto, o come “iperincarnazione”  (Fuchs & Schimmle, 2009).

C’è una più sottile perdita della risonanza corporea che media l’esperienza emotiva e la sintonizzazione affettiva con gli altri. Mentre il corpo perde la sua capacità di risonanza emotiva, i pazienti si sentono inanimati, distaccati dalle loro emozioni e si lamentano di non sentire.  La perdita delle sensazioni corrisponde alla perdita del senso di sé: la depersonalizzazione è la caratteristica clinica di gravi episodi malinconici.  Le persone colpite dalla melanconia sono immerse nei confini spaziali del proprio corpo solido e materiale. Si identificano completamente con esso e non sono più capaci di trascenderlo, incapaci di staccarsi dall’esperienza del fallimento fisico, si percepiscono prive di valore, colpevoli, decadenti. Questo viene definito “iperincarnazione”, ma in realtà sancisce la disconnessione dell’io dalla corporeità del corpo, e si smarrisce il senso di essere vivi.

Come uscire dalla depressione?

Da questa prospettiva si comprende quanto sia indispensabile, per combattere la depressione, il recupero della risonanza corporea, della sintonizzazione affettiva con gli altri, il ricollegarsi alle proprie emozioni, sentimenti, sensazioni, senso di vitalità. Occorre recuperare e riesplorare i confini del proprio corpo vissuto, liberarlo dalle restrizioni autoimposte, ridonargli fluidità, pulsazione, leggerezza; liberarlo dall’inibizione senso-motoria. Si può comprendere anche l’importanza e la centralità delle discipline che mettono al centro il corpo, come percorsi di recupero e sostegno dal valore centrale che stanno sempre più conquistandosi un ruolo di primo piano in qualità di metodiche di trattamento privilegiate.

Per saperne di più:

 

 

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