Il Poppante Saggio

 

WISE BABY, IL POPPANTE SAGGIO

 

Il concetto di poppante saggio presentato da Ferenczi ci aiuta a fare luce sul tema del trauma in età infantile e sul modo in cui influisce sull’organizzazione dell’identità dell’adulto. Descrive il modo in cui il bambino, ferito e traumatizzato, cerca rifugio nell’onnipotenza ed in ideali di “saggezza”.

 

Si tratta di una difesa contro le reali condizioni del bambino di solitudine, mancanza di coerenza interna, umiliazione e trascuratezza. Attraverso questo tipo di difesa il bambino compie lo sforzo di mantenere al sicuro l’immagine che egli ha dell’adulto.[1]

 

Nel suo scritto, Analisi del bambino nell’analisi dell’adulto[2], Ferenczi ci parla della dissociazione traumatica. Il suo approccio al trauma è fenomenologico ed è molto importante per le teorie contemporanee sul trauma e sulla disintegrazione psichica. È sufficiente menzionare brevemente due punti.

 

Primo, di fronte al trauma il bambino o l’infante rinuncia a una parte del sé, a causa della disperazione di non essere capace di sentirsi connesso alla madre o al padre. Ferenczi scrive: ”parte della persona adotta il ruolo del padre o della madre in relazione al resto, annullando in tal modo, come fu, il fatto di essere lasciato solo”.[3]

 

Il bambino può annullare il fatto di essere stato abbandonato, ma nel farlo reprime e nega i suoi stessi sentimenti di abbandono e isolamento, sostituendoli con una identificazione con i genitori insensibili che non rispondono ai suoi bisogni. Una tale repressione dei sentimenti di abbandono contribuisce alla formazione di sentimenti inconsci di disorientamento, impotenza e rabbia; può portare, come risultato, un’ulteriore frantumazione della personalità.

 

Ferenczi ci istruisce anche circa la tendenza, in certi bambini traumatizzati,  a cercare di trasformare parti dei loro stessi corpi, utilizzandole quali antidoti ai sentimenti di abbandono. Così il corpo stesso – mani, dita testa, naso, occhi, genitali – viene usato per creare una qualche forma di legame sostitutivo. In questo tipo di dinamica traumatica il bambino o l’infante reprime i sentimenti di abbandono, immaginando che focalizzandosi su una parte del corpo, possa riempiere il vuoto creato dall’assenza del genitore.

Nella Confusione delle lingue Ferenczi parla di confusione che traumatizza. In altre parole, l’incontrollabile paura che prova per l’adulto, obbliga l’infante a una saggezza idealizzata e fantasticata. Il bambino compensa la sua confusione di fronte all’ansietà dei genitori investendo in fantasie di conoscenza.

 

Arriviamo così al secondo punto, piuttosto che sentirsi confuso, solo e senza aiuto, il bambino sente che lui “conosce”. Questa è una manifestazione di doppia coscienza. Il bambino conosce, e non conosce allo stesso tempo. In queste circostanze il bambino non ha alcuna consapevolezza conscia del terrore derivante dalla confusione dell’adulto, che sarebbe troppo spaventoso per lui. Al contrario egli si sente, attraverso una maturazione precoce, come un supporto per i propri genitori, fino a sentire che questi possono dipendere da lui, che è lui a fargli da scudo nei confronti della realtà  e della consapevolezza del terrore.

 

Egli diventa il protettore di genitori fragili, allontanando la sensazione di impotenza. La saggezza del bambino serve quindi come antidoto ai sentimenti ingestibili di impotenza e vergogna. Ciò che accade al bambino rappresenta in qualche modo la lotta riguardo la conoscenza del trauma all’interno della famiglia, egli mette in scena la dinamica tra il ricordare e il dimenticare, conoscere e non conoscere, essere saggio e ignorante.

 

A questo livello si svolgono complicate dinamiche in cui il conoscere e il non conoscere inseriscono il bambino all’interno dei pattern traumatici familiari, di tipo intergenerazionale.

 

I conflitti interni dei pazienti traumatizzati perpetuano e riproducono le dinamiche intergenerazionali e conducono il bambino a non permettersi di avvertire in sé sensazioni di paura, quella paura che terrorizza il genitore e di cui il bambino diventa il contenitore:

 “come Ferenczi ha capito, una situazione in cui un genitore traumatizzato arriva a fare affidamento sull’apparenza di calma e saggezza dell’infante o del bambino, può avere effetti traumatici sul bambino, può confondere i confini e indurre una reale confusione nel bambino sulla sua identità e ruolo, e confusione anche sul suo stesso corpo”.[4]

 

Compare così a chiare lettere già in Ferenczi il tema del corpo che è divenuto di estrema attualità nella ricerca contemporanea, appoggiato dagli studi ad indirizzo psico-corporeo e dalle neuroscienze.

Quello che Ferenczi ci descrive è un meccanismo per cui, in  risposta al trauma, avviene una frammentazione, stati e sensazioni corporee vengono represse, fino al punto in cui è come se l’individuo sparisse dalla scena.

La risposta estrema al trauma è un ritiro dal corpo in cui la persona “considera il proprio essere distrutta o mutilata con interesse, come se non fosse più il suo sé, ma un’altra persona ad essere sottoposta a questi tormenti”. La persona è oltre se stessa, fuori da sé, lontana da sé, in un processo di depersonalizzazione, di dissociazione dal corpo.

Per concludere questa rassegna, sottolineiamo che in Ferenczi il trauma, in quanto reale, proviene da una relazione tra genitori e bambino, e si produce sul piano intersoggettivo, come esito di un processo di negazione che ostacola i processi di introiezione necessari per la creazione di significato.[5]

 Ferenczi propone una posizione bipersonale, l’origine del conflitto non è più esclusivamente all’interno del soggetto, ma coinvolge l’ambiente. L’influenza dell’ambiente, e specialmente della madre, alla nascita, diventa il punto fondamentale. Il trauma a questo livello depriva il bambino della fiducia di base, la vittima è portata a cercare la propria base sicura nello stesso suo aggressore.[6]

La deprivazione, come sottolinea anche Borgogno[7], è primariamente una spoliazione di aspetti necessari alla crescita del bambino di cui questi ha diritto. Parliamo di quelle caratteristiche che non sono state riconosciute o cui non si è data la possibilità di maturare, attraverso le esperienze di intrusione, rifiuto e mancanza di responsività.

[1] La stessa tesi esposta dalla Miller : Alice Miller, La Rivolta del Corpo, i danni di una educazione violenta, Milano,  Raffaello Cortina, 2005

[2] Ferenczi S. (1931), Le analisi infantili sugli adulti, in Fondamenti di psicoanalisi, 3, Guaraldi, Rimini, 1974; Analisi infantili con gli adulti, in Opere, 4, Cortina, Milano, 2002.

[3] Ivi.

[4] B. Kilborne, (2011) Trauma and the wise baby, The American Journal of Psychoanalysis, 2011, 71, (185-206)

[5] M.M. A. Moreno, N.E.Coelho, (2012) Trauma, memory, and corporeal acts: a dialogue between Freud and Ferenczi, International Forum of Psychoanalysis: Http://dx.doi.org/10.1080/0803706X2011.652167

[6]Gianni Guasto, (2013) Trauma and the loss of basic trust, International Forum of Psychoanalysis, 2013, 1-6

[7] F.Borgogno, Appunti del libro “Psicoanalisi come percorso” di Franco Borgogno. 1999, Boringhieri; http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

 

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